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Ruanda-Urundi
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Contents
• Note
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L'inizio della colonizzazione
I mwewregni del Ruanda e del mwfaBurundi furono annessi come mwfqprotettorato dalla mwfgGermania insieme ad altri territori dell'mwfwAfrica dei Grandi Laghi, alla fine del secolo XIX all'mwgaAfrica Orientale tedesca.
Il regime di mandato
Durante la mwgwprima guerra mondiale, nel mwha1916, la zona fu conquistata da forze provenienti dal mwhqCongo Belga, già mwhgStato Libero del Congo.
Il mwiatrattato di Versailles divise l'mwiqAfrica Orientale Tedesca: la parte orientale, più estesa conosciuta come mwigTanganica passò alla mwiwGran Bretagna, mentre quella occidentale, comprendente il mwjaRuanda, il mwjqBurundi, toccò al mwjgBelgio. Inizialmente questa parte fu chiamata "Territori belgi occupati dell'Africa orientale" e fu annessa al Congo belga. Nel 1922 quando la mwjwSocietà delle Nazioni emise un mwkamandato formale diventarono "Territorio d'occupazione posto sotto l'amministrazione del Belgio dalla Società delle nazioni", meglio conosciuto come Ruanda-Urundi.
Il 1º febbraio mwkg1917 si installa a mwkwKigoma un Commissario reale che divide amministrativamente il Ruanda-Urundi in quattro circoscrizioni: la residenza del mwlaRuanda, la residenza del mwlqBurundi, il territorio d'Usui e il distretti dell'mwlgUjiji. Successivamentecite-ref-1[1] l'Usui, l'mwmwUjiji, il Gisaka (territorio rwandese) ed il Bugufi (territorio burundese) passeranno al Tanganica sotto amministrazione inglese, il Ruanda-Urundi diventerà la settima provincia del mwnaCongo Belga.
La presenza belga fu meno discreta di quella tedesca, specialmente in Ruanda. Secondo i termini del mandato, il Belgio avrebbe dovuto contribuire allo sviluppo dei territori per prepararli all'indipendenza. I belgi però spogliarono economicamente il territorio a proprio vantaggio. La coltivazione del caffè fu una delle attività economiche principali.
Come organizzazione amministrativa, i belgi utilizzarono la struttura indigena esistente. Fedeli alle teorie razziali dell'epoca, credevano che i mwoqtutsi fossero etnicamente superiori, ed affidarono loro grandi responsabilità amministrative ed economiche, dopo averli formati in scuole coloniali. Gli mwoghutu invece, ritenuti più docili e succubi, furono lasciati ai margini, pur essendo la maggioranza della popolazione. La società indigena era più complessa, ma questa semplificazione e questa mwowstratificazione della società su basi mwparazziali provocò in seguito, col raggiungimento dell'indipendenza, gravi ripercussioni destabilizzanti e devastanti violenze che culminarono nel 1994 con un tragico mwpqgenocidio.
Nello stesso tempo, l'mwpwevangelizzazione portata avanti dai mwqaPadri bianchicite-ref-2[2], oltre a sradicare le tradizioni religiose, distrusse anche la struttura sociale esistente.
Il regime di tutela
Il 13 dicembre mwsq1946, quando la mwsgSocietà delle Nazioni si sciolse, il Ruanda-Urundi divenne territorio sotto tutela dell'ONU affidato in amministrazione fiduciaria al mwswBelgio per favorire il progresso politico, economico e sociale delle popolazioni e lo sviluppo delle loro istituzioni per favorire la loro evoluzione verso l'indipendenza.
L'indipendenza
Negli anni 50 nacquero movimenti mwuwanticoloniali ed indipendentisti. Nel mwvaCongo belga nel mwvq1960 mwvgPatrice Émery Lumumba otteneva l'indipendenza del Congo. Il 1º luglio mwvw1962 anche il Ruanda-Urundi si divideva in due regni separati ed indipendenti: il mwwaRwanda ed il mwwqBurundi. La tensione sociale, dopo il ritiro dei Belgi, fu altissima. Fra il 24 e il 28 dicembre del 1963 in Ruanda avvenne ciò che mwwgBertrand Russell indicò come "i massacri più atroci cui siamo venuti a conoscenza dai tempi dello sterminio degli Ebrei": migliaia (forse decine di migliaia) di mwwwTutsi furono sterminati dagli mwxaHutu.
Amministratori reali
Governatore militare del Territorio Belga dell'Africa Orientale
Commissari reali dell'Africa orientale
Commissari reali per il Ruanda-Urundi
Governatori (anche vicegovernatori generali del Congo belga)
Residente generale
Note
cite-note-22. ↑ J. Casier, in Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003, vol. V (1978), coll. 1433-1437.
Voci correlate
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Collegamenti esterni